San Martino e Sant’Antonio Abate

SAN MARTINO
San Martino, guerriero e viandante, donò metà del suo mantello ad un mendicante mentre, miracolosamente, il sole tornò a riscaldare il paesaggio invernale. Per questo, il clima mite che spesso caratterizza la seconda settimana di novembre viene tuttora definito “l’estate di San Martino”.
Per la sua generosità, questo santo è diventato sinonimo di abbondanza e prosperità; è protettore sia della vinificazione, che della panificazione, della famiglia e della fertilità in genere, tanto che, rappresenterebbe anche gli animali maschi fecondatori di mandrie, tra i quali anche gli “umani” cosiddetti “cornuti”, che per una forma insolita di devozione danno vita ad una carnascialesca sfilata con esibizioni allegoriche del fallo.

SANT’ANTONIO ABATE
Sant’Antonio abate segna l’ascesa al cielo del nuovo sole che si è rigenerato nella notte di Natale. Per via delle sue “peripezie” agiografiche, da eremita nemico delle tentazioni demoniache è venerato come il santo portatore del fuoco benefico e purificatore: quindi protettore della casa, intesa come focolare domestico, quindi dell’unione familiare e della prosperità.
In tal senso il maiale (metafora di abbondanza e benessere “materiale”) ne diventa il tramite simbolico per le comunità agricole d’Europa, che interpretarono erroneamente alcune delle sue peculiarità iconografiche.
Di conseguenza, venne considerato protettore anche del bestiame e degli altri animali domestici, così, anticamente questi venivano benedetti sui sagrati delle chiese dopo la messa mattutina del 17 gennaio, giorno a lui dedicato.
È il santo contadino per eccellenza portatore di benedizioni.
L’aspetto rituale più emblematico, per l’Abruzzo, sono i grandi falò accesi in suo onore, i canti di questua e le sacre rappresentazioni in musica che raccontano delle “Tentazioni di Sant’Antonio”.