Castello di Roccascalegna Chieti

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Il maestoso castello, simbolo dell’architettura fortificata abruzzese, sorge su una rupe rocciosa sulla valle del Rio Secco, come originario avamposto longobardo, in perfetta integrazione con la natura impervia e strategica del sito.
Il complesso, tra i più stimolanti organismi ossidionali del territorio abruzzese, è caratterizzato da un impianto articolato ed irregolare, racchiuso entro un recinto fortificato munito di torrioni e più ridotte torrette semicircolari, con corpi di fabbrica appartenenti a differenti epoche; emerge l’isolata torretta quadrata, sulla cima della rupe, posta al termine della rampa che sale dalle mura orientali. Una lunga gradinata, dal Piano di San Pietro, conduce all’ingresso del fortilizio, sorvegliato dalla cosiddetta Torre di Sentinella.
La prima strutturazione del fortilizio risale al XI secolo: La struttura evolve, nel periodo che intercorre tra la presenza degli Svevi e l’avvento degli Angioini, in un più elaborato complesso con quattro torri, come la cosiddetta Torretta, e merlature; tale epoca è stato fatto risalire anche l’antico ponte levatoio.
Nel corso del dominio angioino-aragonese (XIV-XV sec.) si realizzano le più consistenti trasformazioni configurando
l’impianto ancora in buona parte esistente. Artefici del sostanziale potenziamento del fortilizio, in ragione del progredire delle tecniche di offesa, furono i baroni Annechinis.
Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1996 sono stati ultimati i restauri che hanno dato nuova vita al castello divenuto un centro culturale adibito a spazio espositivo.

“Guida dei castelli”, ed.CARSA

Curiosità: Secondo una tradizione popolare – ripresa in chiave surreale anche nel film “Sottovoce” del 1993 – nel corso del XVIII secolo uno degli ultimi esponenti della famiglia, Corvo-De Corvis, si sarebbe trasferito dalla Corte di Napoli ai suoi possedimenti di Roccascalegna, dove avrebbe cercato di ripristinare lo Ius primæ noctis (indica un preteso diritto che sarebbe esistito in capo a un signore feudale, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, il poter trascorrere la prima notte di nozze con la sposa). Ciò avrebbe naturalmente suscitato una ribellione tra i suoi sudditi, e uno sposo, non disposto a cedere alla barbara usanza, mascheratosi da donna si sarebbe nottetempo introdotto nel Castello e sostituito alla consorte, uccidendo il Barone. Questi, secondo i racconti degli anziani del paese, ha lasciato una impronta indelebile della mano insaguinata sulla prima torre di ingresso. La torre è crollata negli anni quaranta ma qualcuno giura di aver visto l’impronta all’interno del castello