Eremo di Santo Spirito a Majella

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Santo Spirito a Majella è senza dubbio uno dei complessi monastici più famosi e più grandi della Majella, oltre che il più ricco di storia e di tradizioni. Ha subito molte trasformazioni nel corso degli ultimi mille anni ma conserva ancora tutto il suo fascino dovuto alla stupenda posizione nella valle a cui ha dato il nome, nonché all’atmosfera di mistero che regna nel dedalo di scale e negli orti abbandonati.

Non esiste una data precisa della sua origine, anche se si può supporre che sia anteriore al Mille. La prima presenza famosa a noi nota è quella di Desiderio, il futuro papa Vittore III, che nel 1053 vi dimorò con alcuni eremiti costruendovi una chiesetta.

Dal 1310 al 1317 fu priore in Santo Spirito il Beato Roberto da Salle e nel 1347 vi dimorò per alcuni mesi Cola di Rienzo. Nei due secoli successivi vi fu un lento declino e solo con l’arrivo del monaco Pietro Santucci da Manfredonia, nel 1586, la vita religiosa riprese Vigore. Fra alti e bassi si giunse al 1807, anno della soppressione di alcune comunità monastiche. Nel corso dell’Ottocento si tentò più volte di rimetterla in piedi, ma sempre con scarsi risultati.

 

Tradizioni

Moltissime sono le leggende legate a questo luogo di culto e in particolare a Pietro da Morrone. Storie di diavoli, di profanazioni sacrileghe e di esemplari punizioni, tutte imperniate intorno alla figura del Santo eremita. Un tempo numerose compagnie di pellegrini giungevano alla Badia risalendo la valle o valicando la montagna.