Siamo in uno dei più antichi e preziosi borghi del territorio abruzzese, piccolo gioiello di pietra dal grande fascino disteso su un colle alle pendici meridionali del Gran Sasso.

Santo Stefano, antica Sextantio, ci appare alla distanza compatto e interamente di pietra, con case rinserrate come muraglie, dette perciò “case-mura”, a racchiudere la popolazione entro un’efficacissima cerchia difensiva.

Appartenente oggi alla “squadra” dei “Borghi più belli d’Italia, la straordinaria qualità architettonica e la ricchezza artistica diffusa in ogni dettaglio ci raccontano della passata floridezza di questo borgo, diventando vera e propria base operativa della Signoria di Firenze per la produzione della famosa lana carfagna, lavorata poi in Toscana e venduta in tutta Europa.

Girovagando per le erte scalinate e gli intricati vicoli possiamo leggere la nobile storia passata del borgo e coglierne tutta la bellezza.

Raggiungendo a piedi la parte alta del paese, entriamo per la maestosa Porta Medicea, varco d’ingresso al borgo sul lato sudest, dominata dallo stemma dei Medici: all’estremità opposta si apre l’altro varco

d’accesso al borgo, la cosiddetta “Porta Lorda”, recentemente restaurata.

Ci inoltriamo fra le mura di pietra su cui fanno bella mostra finestre finemente decorate, stemmi e piccole logge. Particolarmente pittoreschi sono poi i tipici passaggi voltati tra le case che riparavano la popolazione dal freddo e dalle imponenti nevicate invernali.

Non si può non rimanere affascinati dagli eleganti loggiati della splendida Casa del Capitano o del Palazzo

delle Logge, presso la piazza medicea, e altrettanto incantevoli sono il Palazzo Comunale e il Palazzo Jannarelli, o ancora il Palazzetto Leone e la casa-torre dei Ciarrocca

Ma il cuore e allo stesso tempo il simbolo del borgo è la nobile torre merlata cilindrica, detta “medicea”, che si impone sull’abitato.

Se ci avviciniamo presso l’incantevole laghetto subito ai piedi del borgo, incontriamo la chiesetta della Madonna delle Grazie, anche detta “del Lago”, che si specchia nelle acque in un’atmosfera che invita al silenzio e alla meditazione e conserva all’interno ancora notevoli opere.

È possibile proseguire il nostro viaggio lungo una strada che, a partire dalle sponde del laghetto, sale sulla montagna per circa tredici chilometri e raggiunge l’altopiano di Campo Imperatore, il “piccolo Tibet” abruzese, dal fascino austero e incontaminato: da qui possiamo apprezzare la sua parte più sorprendente, a breve distanza dal Piano Racollo e in vista della vetta del Corno Grande

Da segnalare le prelibate lenticchie scure di Santo Stefano, piccole, con una buccia molto sottile e particolarmente saporite, vengono preparate sul tradizionale capistiero e cucinate secondo le ricette locali.

 

Tratto da Guide e Borghi & Paesi d’Abruzzo – Ed. Carsa