MARE

«…Quella catena di promontori e di golfi lunati dava l’immagine d’un proseguimento di offerte, poiché ciascun seno recava un tesoro cereale. Le ginestre spandevano per tutta la costa un manto aureo. Da ogni cespo saliva una nube densa di effluvio, come da un turibolo. L’aria respirata deliziava come un sorso d’elisir.» (Gabriele D’Annunzio da Il trionfo della morte)

L’Abruzzo e il suo mare, una vocazione antica i cui racconti si perdono nelle memorie del tempo, nelle rughe profonde dei vecchi pescatori di paranza… storie di guerre, di mercanti e di burrasche, racconti di naufragi e di preghiere, gesti solenni scanditi dal ritmo delle onde, cime indurite tirate da mani nodose cotte dal sole e segnate dal sale.

La costa centro-settentrionale della regione è piuttosto regolare e prevalentemente sabbiosa, fatte salve le ghiaie alle foci dei fiumi, mentre muta radicalmente a meridione, nel tratto compreso tra località Torre Mucchia ad Ortona e Punta Cavalluccio a nord di Fossacesia, dove diviene alta e rocciosa con spiagge costituite da ciottoli, infine da qui fino al confine meridionale della regione c’è un’alternanza tra tratti a falesia e spiagge sabbiose. Questo litorale della provincia di Chieti diventa quindi molto eterogeneo e di particolare interesse per la presenza di calette, promontori e scogliere, esso si snoda dal territorio di Ortona fino a San Salvo ed è noto come “Costa dei Trabocchi” prendendo il nome, appunto, dal trabocco: un’antica e tipica costruzione marinara su palafitta che è frequente incontrare a ridosso della costa protesa sul mare, diventandone il simbolo.

La vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, con un incredibile bouquet di colori e profumi dove le rondini condividono il vento coi gabbiani e i cormorani dalle grandi ali scure, nelle spiagge sabbiose prive di edificazioni troviamo la vegetazione dunale, dove ancora nidifica il piccolo Fratino, tuttavia non mancano boschi ripariali e canneti in prossimità delle foci fluviali, popolati da trampolieri ed altri uccelli di fiume, così come i boschi litoranei originali non intaccati da mano umana, siano essi pinete (come la Riserva Naturale Regionale della Pineta Dannunziana a Pescara o la pineta di San Vito e quella di Punta dell’Acquabella) o leccete ad alto fusto ancora popolate dalle testuggini autoctone (come la Lecceta di Torino di Sangro).