COLTURE ORTIVE

a cura di Marco Manilla

Le colture ortive comprendono un numeroso gruppo di specie che vanno dalle insalate alle solanacee, alle brassicacee, alle ombrellifere. Anche in questo campo l’Abruzzo vanta un cospicuo patrimonio da salvaguardare

.

Ortaggi autoctoni

patata rossa della Maiella, patata di Corvara, patata turchesa, patata fiocco di neve; pomodoro a pera, pommodorelle; insalata nostrana, broccolo riccio, sedano Lacce Nire, sedano riccio della Rivera, insalata della Rivera, carciofo vastese o di Cupello, carciofo di Prezza, cavolo nero di Pizzoli, carote del Fucino.

Il pomodoro

Si tratta di una coltura basilare per l’economia familiare contadina, diffusa in tutta la regione. Ne sono state individuate numerose accessioni che indichiamo di seguito. Il Pomodoro a pera è molto diffuso soprattutto nella fascia litoranea regionale dai confini nord sino alla zona di Francavilla; si caratterizza per la polpa compatta e molto succulenta, adatto sia al consumo fresco, sia alla trasformazione in conserva. Noto per la sua forma a pera da cui prende il nome, ha infatti una forma allungata e presenta numerose costole laterali. Ha un sapore armonico per la giusta composizione tra il dolce e l’acido. Interessante anche il Pomodoro a cuore, rinvenuto nel chietino e nella Valle Peligna è molto produttivo ed apprezzato per le caratteristiche organolettiche. Ctiamo anche il Pomodoro tondo di Sulmona, di antica memoria nella valle Peligna. Molto apprezzate anche le pommodorelle, piccoli pomodori tondi da conservare appesi.

Il peperone

La coltura del peperone è molto diffusa in regione, soprattutto nei piccoli orti familiari e, in alcuni casi con alcune varietà molto apprezzate, tanto che in passato alcuni ecotipi locali sono stati utilizzati da ditte sementiere multinazionali per ottenere varietà migliorate di successo. Sono attualmente note alcune accessioni peperone a corno, peperone di Sulmona, peperone secco bastardone, la “paperellozza”, un peperone dolce di taglia medio piccola, molto utilizzato in cucina fritto leggermente in padella o ridotto in polvere per condire le pietanze. Da citare è il peperone rosso di Altino, coltivato nella zona tra i fiumi Sangro e Aventino con il caratteristico frutto rivolto verso l’alto. Numerose sono le varietà di peperoncino piccante.

L’aglio rosso di Sulmona ( allium sativum).

Il biotipo di aglio più comune è l’aglio bianco, coltivato soprattutto nel nord Italia. L’aglio rosa è molto meno comune e l’aglio rosso è invece molto raro. Nella valle Peligna viene da sempre coltivato nei comuni intorno a Sulmona. Il suo bulbo si compone di 9-12 bulbilli ed è racchiuso dalla tunica di colore rosso vinoso intenso. Tutte le preziose caratteristiche salutari dell’aglio (antibatterico, vermifugo, ipotensivo) sono ancora più esaltate nell’aglio rosso di Sulmona per la sua ricchezza di sostanze come l’allicina, lo zolfo, lo iodio ed il silicio. In sostanza l’aglio rosso è una pianta precoce rispetto alle altre varietà, si conserva a lungo ed è più ricco di oli essenziali (solfuri di allile). Un prodotto particolare, dunque, tipico della valle Peligna, dove viene coltivato da secoli. L’odore è penetrante ed il sapore piccante e pungente. Altra caratteristica dell’aglio rosso è la capacità di generare uno scapo florale, circa un mese prima della raccolta, che può essere consumato fresco o conservato sottolio. Mantiene le stesse proprietà alimentari e salutari dell’aglio ma con un sapore meno forte e penetrante. Con le zolle d’aglio si produce una crema oppure si conservano sottolio o sottaceto. La ricerca scientifica ha accertato che l’aglio è un alimento ricco di principi nutritivi, come le vitamine del gruppo B, C ed E. Ottima la consistenza di sali minerali e di grassi mono e polinsaturi. Il bisolfuro di allile stimola la produzione un enzima che ha effetti antiossidanti.

La patata Turchesa e le altre patate autoctone

Le caratteristiche della patata sono riconducibili alla combinazione delle condizioni ambientali unite alla specificità del genotipo. Il tubero si caratterizza principalmente per la buccia di colore viola intenso contenente una notevole quantità di sostanze antiossidanti, paragonabili a quelle del cavolo, e per la pasta bianca. La patata turchesa presenta un elevato contenuto di sostanza secca, consistenza e granulosità media che la rendono adatta a diversi usi e cotture. La coltura viene seminata a maggio e raccolta a ottobre. La Patata Turchesa è coltivata da secoli nei comuni di montagna, soprattutto del Gran Sasso, ma anche nella valle dell’Aterno. I terreni di montagna sono già ricchi di potassio e l’azoto è assicurato dalle rotazioni con leguminose da granella (lenticchie, ceci) o da foraggio (erba medica, lupinella). Quindi il terreno è naturale, non concimato con concimi di sintesi chimica. La dorifera della patata (il pericoloso insetto che si ciba delle foglie) non è virulenta alle altitudini in cui questa patata viene coltivata (sopra i mille metri), per cui non necessita alcun trattamento. La buccia è di colore porpora-violaceo per cui viene anche chiamata patata viola ed è ricca di carotenoidi. La pasta è delicata, bianca, pastosa e ricca di amido. I contadini erano soliti mangiarla in inverno abbruscata alla cenere ardente del camino. Altre accessioni di patate rinvenute nel territorio abruzzese sono la patata fiocco di neve, tipica delle zone di montagna, la patata di Corvara, quella di Montereale e la patata del medio Sangro, coltivata nei paesi di Montenerodomo, Pizzoferrato e Gamberale.

La cipolla

Erano note in passato diverse cipolle di varie zone della regione, in particolare la cipolla di Scurcola Marsicana, la cipolla di Fara Filiorum Petri e la Cipolla nostrana detta di Popoli. La cipolla bianca di Fara Filiorum Petri è rimasta nella tradizione contadina della valle dell'Alento. Si tratta di un ecotipo locale coltivato nella zona da secoli. L'aspetto è quello di una cipolla piatta e arrotondata, dal colore bianco intenso e dal sapore particolarmente tendente al dolce. Ottima quindi per essere utilizzata fresca in insalate estive alle erbe selvatiche.

Castagne e funghi

Le aree vocate alla produzione di castagne sono essenzialmente tre e precisamente, la Valle Roveto, i monti della Laga e l’alta valle dell’Aterno. Non mancano tuttavia altre zone dove sporadicamente piccoli boschi producono modeste quantità di castagne. La castagna che presenta le maggiori potenzialità qualitative è sicuramente la "roscetta" della Valle Roveto; si tratta dei ben noti marroni, famosi per la loro dimensione e per la loro bontà. Nei monti della Laga le castagne non vengono solo vendute tal quali, ma si producono anche interessanti confetture, dolci e farine. In ogni caso è un piacere non comune compiere delle passeggiate nei boschi infiammati dai colori autunnali, alla ricerca del prezioso frutto o girovagare nei piccoli centri dell’alto Aterno (Montereale; Capitignano) o della valle Roveto (Balsorano, San Vincenzo Valle Roveto, Canistro) o della Laga (Valle Castellana), per acquistare le castagne presso i numerosi contadini locali. Le stesse zone citate sono famose anche per la presenza dei rinomati funghi porcini, il fungo per eccellenza, amato dai buongustai.

I carciofi di Cupello e di Prezza

Interessante è il carciofo di Cupello o del vastese, una varietà che ha la caratteristica di essere coltivato in asciutto, senza irrigazioni di soccorso. Si hanno produzioni minori ma il profumo ed il sapore del carciofo, nonché la presenza di principi attivi, è sicuramente notevole. Le stesse caratteristiche sono anche quelle del carciofo di Prezza o della valle Peligna.

ISCRIVITI