Contrada Morrone, 67039 Sulmona AQ
L’eremo di Sant’Onofrio, a circa un quarto d’ora di salita per un sentiero scosceso dal tempio di Ercole Curino (conosciuto a Sulmona come Villa di Ovidio), è stato l’ultimo fatto costruire da fra’ Pietro dopo il 1290, quando ha deciso di abbandonare la Maiella diventava meta di troppi pellegrini e devoti.
Vi si trasferì nell’anno 1293, e fu qui che venne raggiunto dalla comunicazione che il Conclave dei 12 Cardinali riunito a Perugia, per sfuggire alla peste che aveva colpito Roma, i quali, dopo circa due anni di inutile ricerca di un accordo, tra le fazioni delle famiglie nobili romane, avevano scelto di eleggerlo papa. Nel luglio 1294 un corte di sovrani e religiosi lo raggiunse nell’Eremo per accompagnarlo a L’Aquila per l’incoronazione nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, voluta e fatta costruire dallo stesso eremita Pietro Angeleri, al quale apparve in sogno la Madonna di ritorno a L’Aquila dal suo viaggio a Lione.
È interessante sapere che la regola celestina prescriveva:
1) Digiuno tutto l’anno eccetto nelle domeniche e nelle Feste.
2) Tre Quaresime l’anno (la normale, l’Assunta e l’Avvento).
3) Recita settimanale del Salterio.
4) Cento prostrazioni di giorno ed altrettante di notte.
5) Vigilia rigorosa Mercoledì e Sabato a pane nero e acqua di fonte.
6) Confessione pubblica dei peccati prima del Mattutino.
7) Vesti ruvidissime e cilicio.
L’eremo attraverso i secoli ha subito alterne vicende: dopo la soppressione di alcuni ordini religiosi nel 1807, è stato abbandonato, successivamente è stato abitato da una serie di eremiti, laici e religiosi, che hanno curato questo luogo sacro lungo l’arco di tempo successivo a Pietro Angeleri.
L’eremo di Sant’Onofrio ha subito notevoli danni durante l’ultima guerra 1940-1945 3e la ricostruzione ne ha in parte mutato l’aspetto esterno. La zona più interessante e suggestiva è senza dubbio l’oratorio e le due successive cellette dove dimorarono Pietro Angeleri (venerato come San Celestino V dal 1513) e Roberto da Salle al secolo Santuccio (Salle, 1272 circa – Morrone del Sannio, 18 luglio 1341), discepolo e segretario di Pietro del Morrone (poi papa Celestino V) e procuratore generale della congregazione dei Celestini dell’Ordine di San Benedetto; beatificato forse nel 1342 dalla Chiesa cattolica che ne celebra la memoria il 18 luglio.
L’oratorio è reso prezioso dagli affreschi eseguiti dal maestro Gentile da Sulmona nel 1200. Vi è rappresentata una crocifissione con Maria e S. Giovanni ai piedi della Croce; sulla lunetta dell’ingresso sono raffigurati San Benedetto e i padri eremiti Mauro e Antonio; mentre sulla parete di sinistra si può ammirare un ritratto di San Pietro Celestino.
Nella zona sottostante all’eremo si apre una grotta, abitata anche questa da Celestino; la grotta presenta uno stillicidio di acque, che i devoti e i pellegrini che vi si recano ritengono salutari per varie malattie di carattere artritico e reumatologico.