Lago di Campotosto
Il lago di Campotosto è una grande V azzurra sulla carta dell’Abruzzo, nell’estremo lembo nord-occidentale della regione, dove la provincia dell’Aquila confina con quella di Rieti, fra i monti della Laga, che hanno alle spalle Lazio, Umbria e Marche, e la catena del Gran Sasso. Tredici chilometri quadrati di superficie e un perimetro di 64 chilometri. Veramente un piccolo mare, se lo si confronta con le altre entità lacustri abruzzesi: Scanno, Bomba, Sant’Angelo, Penne. Forse è stata la famiglia Tosti (ma si tratta di leggende popolari, delle quali questa può essere la più attendibile) a dare il nome al paese e al lago. Questi, infatti, erano altipiani, sui 1300 metri più o meno, erano i campi dei Tosti, e anche se non è vera, l’etimologia è ben congegnata.
Il lago di Campotosto è il secondo invaso più grande d’Europa. Sbarrato da tre dighe, quella di Poggio Cancelli, sul rio Castellano, in terra e pietra, e le altre due in cemento armato, sul rio Fucino (oggi sotto controllo perché posta sopra una faglia sismica attiva ndr) e di Sella Pedicate, l’invaso riceve linfa in vari modi: da sorgenti che ora sono sommerse, a ruscelli e rigagnoli sui fianchi delle montagne, da canali di gronda che l’uomo ha costruito per convogliare le acque che altrimenti andrebbero altrove. Un serbatoio di 300 milioni di metri cubi di acqua che va ad alimentare quattro centrali elettriche, delle quali la più nota è quella di Provvidenza, dislocate lungo il bacino del fiume Vomano, con una producibilità di energia elettrica di 76 milioni di kwh.