Sito web Cattedrale di San Berardo - Duomo di Teramo
Il Duomo di Teramo, che ha rango di basilica cattedrale, è intitolato a Santa Maria Assunta, ma è noto come Cattedrale di san Berardo, patrono della città. E’ situato nel centro storico, sull’asse viario costituito da Corso San Giorgio, Corso Cerulli e Corso De Michetti.
Affidiamo la descrizione allo scrittore abruzzese Mario Pomilio ( Orsogna 14 gennaio 1921 – Napoli 3 aprile 1990):
« La Cattedrale di Teramo è una delle cose più singolari, più composite e insieme più schiette, che possegga l’arte italiana. Così com’è oggi, essa risulta dall’unione di due chiese, delle quali la più recente funge da abside alla più antica, mentre i due bracci del transetto sono ridotti l’uno a cappella, l’altro a sagrestia monumentale … La facciata, in pietra e mattoni, è quadrata … ma il ricco portale cosmatesco e l’alta guglia gotica che lo corona slanciandosi al di sopra del cornicione, creano una dimensione nuova e rendono affatto inedita questa singolare facciata. … L’interno è nudo e sobrio: le colonne provengono da antichi templi pagani, le volte hanno la potenza delle cose migliori del Medioevo, il tabernacolo, di gusto romanico, … protegge l’opera d’arte più preziosa della chiesa: … il celebre paliotto di Nicola da Guardiagrele: … che attraverso trentacinque formelle … narra la storia della vita di Cristo »
La sua costruzione è stata iniziata nell’anno 1158, all’epoca del Vescovo Guido II, per dare una nuova collocazione alle reliquie di San Berardo dopo la distruzione dell’antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, e della quasi totalità della città, ad opera del conte Roberto III di Loritello, nel 1155.
La cattedrale fu terminata e consacrata nel 1176, in stile romanico aveva tre navate, facciata a salienti, copertura a capriate e tiburio ottagonale centrale; già all’epoca il presbiterio era rialzato. Probabilmente esisteva anche un nartece esterno.
Parte del materiale lapideo risulta prelevato dagli adiacenti Teatro ed Anfiteatro romano, di quest’ultimo venne demolita la parte nord-occidentale per far posto alla nuova Cattedrale. Le pietre lavorate sono inserite e attualmente visibili nelle mura del Duomo.
All’interno è conservato il Paliotto in argento (antependium in latino) dell’orafo ed artista Nicola da Guardiagrele (1385 – 1462 circa), che lo realizzò in 15 anni,dal 1433 al 1448, di grande pregio e creatività. Fu commissionato da Giosia d’Acquaviva feudatario della Regina Giovanna I d’Angiò, per sostituire quello rubato nel 1416.
E’ composto di 35 formelle in argento dorato, cesellate e sbalzate, allineate su una tavola in legno di quercia, trattenute tra loro da 22 tessere romboidali con raffigurazioni e smalti colorati di San Giovanni, della Madonna con Bambino, di Cristo, San Paolo, San Pietro, 9 Apostoli e 8 profeti. Vi si trova al centro la raffigurazione di Cristo Redentore, affiancata, a destra , da 4 Dottori della Chiesa e, a sinistra, dai 4 Evangelisti; seguono altre scene tra, cui San Francesco e le Stimmate, la Vita di Gesù dall’Annunciazione alla Pentecoste nel Cenacolo. Sul bordo sono incastonati 26 piccoli triangoli con decorazioni floreali su fondo blu.
A cura di Mario D’Alessandro.